UNA GIORNATA DI TREKKING ALLA CASCATA DELL’ACQUACHETA

Se desiderate allontanarvi dalla calura cittadina di questi giorni per immergervi nella natura più incontaminata, magari facendo anche un po’ di esercizio fisico, non posso che consigliarvi un itinerario di trekking molto suggestivo. Questo conduce da San Benedetto in Alpe, in provincia di Forli-Cesena, alla Cascata dell’Acquacheta, è lungo pochi chilometri e può essere affrontato anche da chi di voi è meno allenato.
Pronti per affrontare una giornata di trekking alla cascata dell’Acquacheta? Continuate a scorrere l’articolo: scommetto che, terminata la lettura, preparerete subito zaino e scarponcini!

CASCATA DELL’ACQUACHETA: QUALCHE SPUNTO GEOGRAFICO

L’Acquacheta è il principale affluente del fiume Montone che scorre nell’omonima valle, all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, sull’Appennino forlivese (clicca qui per scoprire il Parco Nazionale e prendere spunti per altre passeggiate).
Prima di raggiungere il paese di San Benedetto in Alpe, il torrente compie un salto di ben 70 metri nell’omonima cascata, la cui bellezza e fragore furono menzionati addirittura da Dante Alighieri, il Sommo Poeta, che la contemplò durante il suo esilio. Questa bellezza naturale si raggiunge solo ed esclusivamente risalendo la valle a piedi in circa due ore di cammino.
Il sentiero è attualmente segnalato col numero CAI 407 e costituisce uno dei più noti percorsi di trekking in Romagna.

TREKKING: INFORMAZIONI TECNICHE

Per affrontare una giornata di trekking alla Cascata dell’Acquacheta non necessiterete di elevata preparazione fisica ma, come tutte le camminate in mezzo alla natura che si rispettino, della giusta attrezzatura. Il sentiero che ho percorso è il più noto e praticabile: considerate che ne sono segnalati altri.
PARTENZA: San Benedetto in Alpe (FC)
LUNGHEZZA SENTIERO: quasi 5 chilometri (10 se considerate andata e ritorno);
DIFFICOLTA’: medio-facile;
DISLIVELLO: 250 metri;
MASSIMA ALTITUDINE: 693 metri;
TEMPO DI PERCORRENZA: circa 4 ore in tutto (minuto più, minuto meno a seconda dell’andatura e delle pause);
OCCORRENTE: zaino, scarponcini da montagna (io ho scelto quelli Sanmarco, veramente validi, qui il link al sito) o scarpe sportive da camminata, racchette da nordic walking facoltative, costume se volete sguazzare nel torrente, scarpette da scoglio, telo da mare, qualcosa da sgranocchiare, tanta acqua!
Per informazioni più dettagliate su una giornata di trekking alla Cascata dell’Acquacheta cliccate qui.

SI PARTE

Si parte da Bologna la mattina presto per non imbatterci nel traffico. Imbocchiamo l’autostrada A14 che ci conduce fino a Forlì. Da lì ci immergiamo nella collina romagnola che adoro, fino a raggiungere San Benedetto in Alpe sull’Appennino. Giungiamo in paese ( qualche casa, un albergo ristorante, poche anime in giro) e posteggiamo l’auto nel parcheggio a ridosso del sentiero. Subito facciamo “benzina” con un buon bombolone. Ci equipaggiamo a dovere, zaino in spalla e via che si parte.

LUNGO IL CAMMINO

Il sentiero è percorribile in tutte le stagioni, ma credo che in autunno la natura possa dare il meglio di sé nei suoi colori. Ci addentriamo in una selva verdeggiante: attorno a noi il cinguettio degli uccelli, il canto delle cicale e lo scorrere delle acque del torrente, di cui costeggiamo la riva durante tutta la passeggiata.
Prendetevi le vostre pause, scattate fotografie, sedetevi su un masso o sulla riva del ruscello, sguazzateci con i piedi o immergetevi, l’acqua è bassa. Prendetevi il vostro tempo e non abbiate fretta di arrivare alla meta!
Contemplate le acque limpide: costituiscono il regno della trota di torrente e del merlo acquaiolo che sfreccia rapido sul pelo dell’acqua.
Via via che si procede ci si imbatte in una piccola casa di sasso, adibita a rifugio per chi decide di passare la notte lì. Più avanti il Molino dei Romiti in disuso; sembra di essere catapultati in un’altra epoca. Il mulino era utilizzato dai monaci benedettini dell’Abbazia di San Benedetto. Interamente restaurato, è oggi adibito ad area di sosta. Guardatevi intorno e notate come la vegetazione si fa sempre più ricca e rigogliosa: faggi, sorbi, aceri, qua e là qualche felce. Si prosegue attraversando due ponti in legno: il cammino è sempre agevole ma fate sempre attenzione a dove mettete i piedi! Infatti, nell’ultimo tratto, si sale fino alla cascata: lì troverete il suolo un po’ ripido e a tratti fangoso e roccioso. Andate piano!


ARRIVO ALLA CASCATA

Finalmente, alla vostra sinistra si apre un meraviglioso panorama direttamente sulla cascata. Il suo flusso verso il basso crea uno strano effetto ottico: sembra che l’acqua scivoli giù a rallentatore accarezzando la roccia. I riflessi del sole vanno a creare giochi di luce su quel sottile velo che copre la parete rocciosa come un sudario. Lo scroscio è rilassante: si potrebbe stare a contemplare lo spettacolo per ore. Chissà, forse Dante si sedeva proprio lì, dove ci appostiamo noi a fare foto, e osservava il paesaggio tanto da trascrivere queste parole nel XVI Canto suo Inferno:

“Come quel fiume c’ha proprio cammino
Prima dal Monte Viso ‘nver’ levante,
dalla sinistra costa d’
Apennino,

che si chiama Acquacheta suso, avante
che si divalli giù nel basso letto,
e a Forlì di quel nome è vacante,

rimbomba là sovra San Benedetto
de l’Alpe per cadere ad una scesa
ove dovea per mille esser recetto;

così, giù d’una ripa discoscesa,
trovammo risonar quell’acqua tinta,
si che ‘n poc’ora avria l’orecchia offesa.”


IL RITORNO

Il ritorno è sempre più veloce dell’andata, dicono. Fate attenzione ai tratti in discesa che sono un po’ scoscesi e fermatevi a ristorarvi nelle acque del torrente, in alcuni tratti molto basse e pulite.

Da amante del mare e del caldo devo confessare che ogni tanto una passeggiata del genere può essere una medicina per corpo e spirito.


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Alla prossima!

3 Comments »

  1. Cosa dire
    Resto senza commenti
    Ti leggo e sono sul posto
    Brava sempre a descrivere le emozioni del paesaggio
    La semplicità è il tuo lato forte e la passione ti distingue
    Ciao Laura

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