VISITARE FORCELLA A NAPOLI

Visitare Forcella a Napoli non significa visitare un quartiere bensì un piccolo mondo a parte.

Conobbi Forcella per caso nel 2016, passeggiando lungo Via Duomo.

Mi stavo dirigendo verso la cattedrale ed il mio sguardo si posò sul magnifico volto di San Gennaro realizzato sulla facciata della casa un po’ ‘sgarrupata’ a pochi passi da me.
Chiesi a chi era con me chi fosse l’autore del ritratto e mi fu risposto un certo Ciro Cerullo, in arte Jorit (clicca qui per ammirare tutte le sue opere), allora agli esordi. Mi avvicinai ed osservai via Vicaria Vecchia, la strada che costeggia il ritratto e conduce nel ventre di una delle zone più popolari e veraci della città.

Quel giorno mi fu presentata Forcella, fra i quartieri Pendino e San Lorenzo.

Mangiai una pizza fritta sublime alla Pizzeria de’ figliole. Mi divertii poi ad ascoltare gli schiamazzi della gente e i rumori di ogni sorta provenire dalla strada e dalle finestre delle abitazioni.

Ho fatto ritorno a Forcella lo scorso settembre e, finalmente, ve la racconto in queste righe.

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Via Vicaria Vecchia, Forcella

SITO ARCHEOLOGICO DI CARMINIELLO AI MANNESI

Un caldo pomeriggio di fine settembre.

Alessandra, Libera, io e le nostre compagne di avventura percorriamo Via Duomo nel bel mezzo dell’ora dell’aperitivo.
Un tripudio di napoletani seduti ai tavolini, fuori dai locali, ovunque odore di cibo. Musica.

Imbocchiamo una traversa, per la precisione Via Carminiello ai Mannesi. Non credo a ciò che si presenta davanti ai nostri occhi: una vera e propria pietra preziosa incastonata tra i palazzi abitati da gente comune.

Osserviamo, al di là di una imponente cancellata, il sito archeologico di Carminiello ai Mannesi.
Scorgiamo i resti della vecchia e omonima chiesa, abbattuta durante i bombardamenti sulla città di Napoli nel 1943. Questi hanno riportato alla luce ciò che il luogo di culto ha nascosto per secoli, ovvero un isolato della città antica con annesso centro termale. Si suppone che la struttura si articolasse allora su almeno due piani e non si esclude la presenza di un porticato che ne abbracciasse un lato.

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Sito archeologico di Carminiello ai Mannesi

E’ incredibile come certe bellezze rimangano segrete e basti davvero girare l’angolo per poterle scoprire.
Questo ci è ultimamente possibile grazie alla nostra super guida Alessandra Desiderio di cui ho scritto dettagliatamente nel mio articolo che potrete leggere qui sotto!

IL SEGRETO DELLA CHIESA DI SAN GIORGIO MAGGIORE

Siamo nuovamente risucchiate dal caos di Via Duomo, che un tempo non appariva così larga e spaziosa.
Il suo aspetto odierno è risultato del risanamento della città di Napoli avvenuto su volere di re Ferdinando II di Borbone. Egli, a metà ‘800, la fece ampliare radendo al suolo intere facciate di palazzi che si affacciavano sul corso, fra cui quella della Chiesa di San Giorgio Maggiore.
Ad oggi, perciò, si accede a questa chiesa non più da Via Duomo bensì da Via Vicaria Vecchia, attraverso il portale sul lato corto della struttura.

Il simpatico sacrestano, intento a lavare la gradinata, ci offre il suo sapere ed inizia a raccontarci la storia del maestoso luogo di culto, accompagnandoci al suo interno.
Giochi di luce, alti soffitti, silenzio. Tutto ciò conferisce alla chiesa un aspetto aulico. Il colonnato, subito all’entrata, accompagna il visitatore nel suo cammino verso l’interno.

Ma il bello deve ancora arrivare.
Dietro l’altare maggiore possiamo ammirare le reliquie di San Severo, vescovo a cui si deve la realizzazione della chiesa.
San Giorgio ci riserva poi una sorpresa nell’abside.
Il nostro accompagnatore ci conduce proprio lì e ci indica un dipinto di San Giorgio che uccide il drago.
La tela risulta incredibilmente mobile! In pochi secondi, dietro essa possiamo ammirare un altro dipinto che ritrae la stessa scena ma molto più antico, risalente all’inizio del ‘600, opera di Aniello Falcone.
Visitare Forcella a Napoli regala un’emozione dopo l’altra!

IL SAN GENNARO DI JORIT

Usciamo dalla chiesa di San Giorgio Maggiore per inoltrarci nei vicoli di Forcella, ma prima ci soffermiamo sotto ciò che ha reso la zona tanto famosa. Un ritratto di San Gennaro alto ben 15 metri sembra dare il benvenuto al visitatore alle porte di Forcella (osservate la prima foto dell’articolo!).
Ciro Cerullo o Jorit, re della street art napoletana, ha riprodotto il volto del santo durante il risanamento della zona, nel 2015, scegliendo come soggetto un suo amico meccanico che di nome fa proprio Gennaro.
Sulla sua guancia destra osservo due strisce rosse che accomunano tutti i personaggi ritratti da Jorit in città, facenti parte di un’unica tribù, quella umana.

PERCHE’ FORCELLA SI CHIAMA COSI’?

San Gennaro ci osserva: “Che aspettate? Entrate!” sembra esclamare.
Un passo dopo l’altro raggiungiamo il ventre di Forcella. Qui la strada si biforca riproducendo fedelmente la forma di una forcella o di una Y, simbolo della Scuola Pitagorica di cui il quartiere è sede originaria.
Secondo i suoi adepti, la scelta della Y richiama il divergere dei due sentieri che conducono l’uomo verso il vizio o la virtù.
Ecco l’origine del nome di questa pittoresca zona!

Quanto folklore, quanti odori, rumori.
Poco avanti un piccolo gruppetto di persone è intento a far scoppiare qualche petardo sulla strada così, in pieno giorno: sorrido.
Un’anziana signora, se osservo in alto, cala il paniere dal suo balcone facendo scorrere la corda grezza fra le mani callose. Il fruttivendolo attende paziente la completa discesa della cesta e la carica di frutta e verdura. Visitare Forcella a Napoli è tuffarsi nell’autenticità partenopea.

I panni freschi di bucato svolazzano stesi al sole, Padre Pio veglia silenzioso.

SIMPATICI ANEDDOTI CHE RACCONTANO FORCELLA

LE STRANE VICENDE DI SANT’ARCANGELO A BAIANO

Alessandra ci conduce dinanzi a quella che di primo acchito può sembrare una semplice abitazione.
Ci troviamo invece a contemplare la facciata della ex chiesa di Sant’Arcangelo a Baiano.

Questo edificio ha una storia tanto travagliata quanto buffa.
Ora abitazione, l’ex luogo di culto fu gestito prima dall’ordine dei basiliani poi dalle monache di clausura benedettine.
Nel 1577 però, il monastero fu precocemente soppresso a causa della condotta scandalistica e addirittura delittuosa delle monache.
Pensate che al suo interno morirono in circostanze misteriose ben due giovani del quartiere, si dice avvelenate della monache stesse!
Anche il frate teatino Andrea d’Avellino fu costretto a fuggire a gambe levate poiché le sorelle non gli davano tregua!

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Facciata di Sant’Arcangelo a Baiano

VIA DELLE ZITE

Il nostro cammino prosegue fra il trambusto e ci imbattiamo in un vicoletto dal nome molto buffo.

In Via delle Zite (o Vicolo delle Zitelle), Alessandra ci racconta un fatto molto curioso.
Proprio qui, durante la Seconda Guerra Mondiale, i soldati americani della Military Police sorprendevano i contrabbandieri di sigarette sequestrando numerosi carichi di merce illecita.

I napoletani, per allarmare tutti del loro arrivo, urlavano in dialetto “Stanno arrivando Mamma e Papà“, riprendendo così le iniziali delle forze armate statunitensi.
Attraverso questo stratagemma, il popolo comunicava in un linguaggio criptico ovviamente non comprensibile ai soldati: ebbene sì, ci vuole della creatività!

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Via delle Zite

UN PO’ DI BELLEZZA E STORIA AD OGNI PASSO

Proseguiamo così la nostra passeggiata, fra risate e battute: il bello del gruppo è anche questo!

Ci troviamo ora nei pressi della Fontana della Scapigliata, eretta per volere del viceré Don Pedro del Toledo a metà del ‘500.
Ma perchè questo strano nome attribuito proprio dal popolo?
Molte donne erano solite lavare il bucato all’interno di questa enorme vasca e capitava che il loro lunghi capelli scivolassero anch’essi nell’acqua durante la faticosa operazione: da qui il termine “scapigliata”.

Continuiamo così a perderci nella storia di Forcella e in men che non si dica si fa sera.

Sale una leggera brezza dal mare assieme ad un certo languorino, ma prima dell’aperitivo Alessandra ha un’ultima sorpresa da mostrarci.

Passiamo di fronte al Teatro Trianon Viviani, inaugurato nel 1911, culla della canzone napoletana e trampolino di lancio di tanti attori partenopei.

Il campanile della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore svetta ora verso il cielo blu.

Avanziamo all’interno del settecentesco e vasto complesso monumentale ed il custode ci fa strada verso un reperto che rende famosa la chiesa in tutta la città.

Eccoci davanti alla Sacra Ruota degli Esposti.
Fino al 1875 i neonati abbandonati venivano riposti all’interno di questa struttura rotante e affidati alle cure delle suore.
Accanto alla “ruota” era presente un campanello, suonato da chi riponeva il bimbo per avvisare della sua presenza.
I bambini accolti nella struttura venivano chiamati “Figli della Madonna”, oppure “Figli d’a Nunziata”, o ancora “esposti”. Da questo termine nacque il più diffuso cognome napoletano, ovvero Esposito.

APERITIVO TIPICO PER FINIRE IN BELLEZZA

Mi spiegate come mai il tempo trascorso visitando luoghi belli e sconosciuti svanisca in un attimo?
O meglio, spiegatemi il motivo per cui tutti i momenti più belli volano veloci come il vento!

Ci siamo appena sottoposte ad un’iniezione di cultura napoletana, come affermerebbe il caro Lucio Dalla.

Ora non ci rimane che gustare un aperitivo tipico a base di bufala, pomodorini, taralli e vino nella graziosa Macelleria Lubrano: e chi se ne va più?

Visitare Forcella a Napoli non vi deve fare paura: immergetevi più che potete nella Napoli vera!

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Alla prossima!

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