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Recensione: Le notti di Salem

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Stephen King e Le notti di Salem ci raccontano il Male. Quello vero.

«Facendo il suo ingresso nel ventesimo secolo la Chiesa Cattolica ha cominciato a rivolgere la sua attenzione a un concetto nuovo, quello di male scritto con la emme minuscola. Il diavolo non è un mostro con le corna rosse, la coda a cuspide e zampe caprine, non è un serpente che striscia nel giardino…per quanto bene si prestino queste immagini come interpretazione simbolica. Il diavolo descritto nel Vangelo secondo Freud sarebbe un gigantesco Es composito, l’inconscio di tutti noi».

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Informazioni editoriali

Titolo: Le notti di Salem
Autore: Stephen King
Pagine: 651
Prezzo cartaceo: 12,90 euro (Pickwick Edizioni)
Prezzo ebook: 9 euro

Trama

Salem’s Lot è immersa nel New England. I suoi cittadini conducono una vita monotona e sarebbero ancora più tranquilli se non fosse per la presenza della tetra Casa Marsten che incombe sul centro abitato dall’alto di un colle.
Orrendi crimini sono stati commessi in quel luogo anni addietro. Esso è per tutti maledetto e meno lo si visita meglio è.

Lo scrittore Ben Mears giunge a Salem’s Lot, in cui ha vissuto da bambino, col principale intento di scrivere un romanzo e anche per esorcizzare vicende spiacevoli accadute durante il soggiorno di anni prima.

Alloggiando temporaneamente presso una pensione, decide di affittare Casa Marsten ma qualcuno lo batte sul tempo: i misteriosi antiquari Barlow e Straker la acquistano e contestualmente inaugurano una bottega di mobili d’epoca in pieno centro.

Passano i giorni e Ben entra in confidenza con la gente del luogo, invaghendosi della bellissima Susan.

Improvvisamente Salem’s Lot viene devastata dalla scomparsa di un bambino e dalla morte di suo fratello in misteriose circostanze.
La città inizia a trasformarsi: si fa tetra, buia, sempre più paurosa.
I suoi abitanti spariscono uno dopo l’altro e si trasformano nei servitori né morti né vivi di un padrone dai denti affilati.

A Ben e un gruppo esiguo di amici non rimane che tentare di contrastare la ferocia del vampiro Barlow, del suo servo Straker e tutti i loro seguaci.

Cosa ne penso

Stephen King inizia a stendere il romanzo ad articolo di giornale. Le prime pagine raccontano infatti il misterioso accaduto nella cittadina di Salem’s Lot e proseguendo si torna all’inizio della vicenda.
Questa tecnica è un espediente molto efficace che suscita subito dubbi, curiosità e pathos nel lettore.

Ho adorato fin da subito la descrizione accurata di Salem’s Lot che fa troppo “Stati Uniti” degli anni ’70.
Ci viene presentata una piccola comunità immersa nel verde del Maine.
Le botteghe sono quelle tipiche di paese. Gli abitanti si conoscono a menadito e sanno tutto di tutti, a tal punto da rimanere quasi scossi all’arrivo dei forestieri Ben, Barlow e Straker.
Stephen King racconta i suoi particolari con un’attenzione tale da renderla quasi tangibile e reale.

I personaggi sono presentati in maniera molto dettagliata e fanno la loro comparsa fra le pagine di Le notti di Salem distanziati l’uno dall’altro, proprio come nei romanzi gialli.

Casa Marsten è il luogo attorno a cui si sviluppa il misterioso racconto: è maligna, i suoi muri sono impregnati del male più assoluto.
Tutta Salem’s Lot ha sempre un occhio puntato verso l’alto, come a tenere costantemente d’occhio la villa abbandonata e addormentata che sembra sempre minacciare un suo risveglio.
Casa Marsten è a sua volta una sorta di Grande Fratello che tiene sotto stretto controllo gli abitanti della comunità.

La contemporaneità di questo romanzo è da apprezzare sotto molti punti di vista, nonostante la sua pubblicazione risalga al 1975.
Pongo in particolare l’attenzione sul destino di Susan, uno dei pochi personaggi femminili, che viene attratta dal vampiro nella morsa della morte. Il male la sconfigge ma, al tempo stesso, la ragazza autodetermina il proprio destino. Decide infatti di affrontarlo di petto e dimostra estremo coraggio, indipendenza dalla figura maschile e totale assenza di timore.

I temi chiave

Il sovrannaturale è sicuramente il perno attorno a cui si sviluppa Le notti di Salem.
Numerosi riferimenti si possono individuare fin nelle prime pagine e nella presentazione del misterioso personaggio di Barlow, dalle sembianze vampiresche.
Le notti di Salem è infatti un omaggio di Stephen King a Dracula di Bram Stoker che lesse quando era un ragazzino e, non a caso, il nome del personaggio di Straker rimanda proprio a questo autore.

L’autore dà molto spazio alla simbologia religiosa.
Il maligno viene sconfitto grazie alla fede e all’utilizzo di oggetti che richiamano i costumi della chiesa cattolica, per esempio il crocifisso.

King mette in guardia il lettore su un aspetto in particolare, ovvero il male e la violenza commessi dall’essere umano nella sua quotidianità.
Il vampiro è sì crudele ma non c’è bisogno di essere mostri universalmente riconosciuti per commettere cattiverie: da qui la riflessione riportata all’inizio dell’articolo, citata nel romanzo dal personaggio di Padre Callahan.
Il male è latente dentro ognuno di noi ed esplode quando l’essere umano si fa sovrastare dai problemi di tutti i giorni. Questa è una grossa denuncia da parte dell’autore nei confronti della società dell’epoca e potrebbe essere estremamente attuale. Infatti una persona non viene considerata “mostro” finché non commette un’atrocità.

Paura o no?

Essendo considerato uno dei capolavori del maestro dell’horror, mi aspettavo che Le notti di Salem facesse più “paura”.

Il romanzo non è inquietante ma risulta ricco di pathos in alcuni tratti e coinvolge molto il lettore.

In parole povere, può essere letto la sera anche quando siete in casa da soli!

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Alla prossima!

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Laura Bovi
Ho deciso di battezzare il mio piccolo mondo digitale con una combo dei soprannomi 
più simpatici attribuiti alla sottoscritta: uno richiama il nome, l’altro il cognome.
Ecco
chi sono: Laubibs. 
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