Monte Cimone: dal Lago della Ninfa lungo il Sentiero dell’Atmosfera

monte cimone

Quando la montagna chiama

Molti luoghi non si limitano a regalare un bel panorama ma riescono a coinvolgere tutti i sensi.
Il Monte Cimone è uno di questi.
Da tempo desideravamo percorrere il sentiero che conduce alla vetta più alta dell’Appennino settentrionale e un giorno di luglio è stato l’occasione perfetta per farlo.

Siamo partiti da Bologna alle sette del mattino, lasciandoci alle spalle il caldo afoso che già iniziava a farsi sentire.
Dopo circa un’ora e mezza di viaggio abbiamo raggiunto il parcheggio del Lago della Ninfa, punto di partenza della nostra escursione. Sono stati sufficienti pochi minuti fuori dall’auto per capire di essere arrivati in un’altra dimensione.
Sapere che in città il termometro continuava a salire ha fatto apprezzare ancora di più quel piccolo paradiso di montagna.

Il Monte Cimone, tetto dell’Appennino settentrionale

Con i suoi 2165 metri di altitudine, il Monte Cimone rappresenta la cima più alta dell’Appennino settentrionale.
Situato nel cuore del Parco del Frignano, offre panorami spettacolari che spaziano per decine di chilometri fino a permettere di distinguere le Alpi e il Mar Tirreno.

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Monte Cimone, vetta

La montagna è conosciuta anche per il suo importante ruolo scientifico e meteorologico.
Sulla vetta si trovano infatti una base militare, una stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare e alcuni impianti dedicati alle telecomunicazioni.
Il Cimone è inoltre una destinazione molto frequentata in inverno dagli appassionati di sci.

Il percorso: dal Lago della Ninfa lungo il Sentiero dell’Atmosfera

Per raggiungere la vetta abbiamo scelto di percorrere il Sentiero dell’Atmosfera (CAI 449), itinerario ad anello che parte dal Lago della Ninfa.

L’intero percorso misura circa 9 chilometri, affrontando un dislivello complessivo di circa 300 metri.
La pendenza è generalmente regolare e non presenta particolari difficoltà tecniche, permettendo di godersi il paesaggio senza dover affrontare tratti particolarmente impegnativi.

Fin dai primi passi il sentiero attraversa boschi e radure che si alternano in un continuo cambio di scenario. Gli alberi lasciano gradualmente spazio ai prati dove il panorama si apre sempre di più e la sensazione di essere immersi nella natura diventa assoluta.
È uno di quei percorsi in cui la destinazione è importante ed il viaggio lo è ancora di più.

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Una montagna da vivere con tutti i sensi

Ogni escursione lascia qualcosa di diverso; alcune si ricordano per il panorama, altre per la fatica, altre ancora per le emozioni che riescono a trasmettere.
Il Monte Cimone, almeno per noi, è stato un perfetto equilibrio di tutte queste cose.

La salita richiede discreto impegno, soprattutto nei tratti finali, ma ogni passo viene ripagato da un ambiente che sembra rallentare il tempo. Il profumo intenso della resina accompagna gran parte del percorso, mentre i prati sono punteggiati da una miriade di fiori di campo.
Confesso che la tentazione di raccoglierne un enorme mazzo è stata molto forte!

A rompere il silenzio erano solo i caratteristici fischi delle marmotte, sempre attente a segnalare la presenza di possibili intrusi.
Alzando lo sguardo era facile osservare alcuni rapaci diurni che sfruttavano le correnti disegnando ampi cerchi sopra le nostre teste.
Sono piccoli dettagli che rendono ogni camminata diversa e che difficilmente si dimenticano.

Poi arriva quella sensazione difficile da spiegare a parole: il senso di libertà. Più si sale e più i pensieri sembrano alleggerirsi insieme allo zaino.
Rimangono il rumore del vento, il profumo del bosco e la consapevolezza che a volte bastano poche ore nella natura per ritrovare l’equilibrio smarrito nella vita quotidiana.

La salita richiede comunque un po’ di fiato e, soprattutto nei tratti finali, le gambe iniziano a farsi sentire.

La cosa curiosa è che, mentre noi rallentavamo per recuperare il respiro, venivamo spesso superati da escursionisti con qualche decennio in più sulle spalle che procedevano con passo costante e molta naturalezza.
In quei momenti un pizzico di sana invidia era inevitabile, ma anche un’ulteriore motivazione a non mollare e continuare verso la vetta.

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In cammino

Un’altra cosa che amo della montagna è una tradizione semplice ma capace di fare la differenza: ci si saluta sempre.
Non importa l’età, da dove si provenga o quale sentiero si stia percorrendo; lungo il cammino ci si regala sempre un “buongiorno”.
È un gesto spontaneo che in città sembra quasi scomparso. Lassù ci si ricorda ricorda di quanto sia bello sentirsi parte, anche solo per qualche ora, della stessa comunità di persone accomunate dall’amore per la natura.

Cosa si trova sulla vetta

Raggiungere la cima del Monte Cimone significa arrivare in un luogo che unisce natura, spiritualità e ricerca scientifica.
Accanto alla base militare e alla stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare si trovano una piccola cappella e una moderna statua stilizzata della Madonna con il Bambino.

Cappella
Madonna col Bambino

Merita una sosta anche il cannocchiale panoramico installato sulla vetta, che permette di osservare con grande nitidezza il paesaggio circostante. È un modo diverso di ammirare l’Appennino, soffermandosi sulle cime, sulle vallate e sui piccoli dettagli che a occhio nudo spesso sfuggono.

Alpi Apuane in lontananza

Anche se il Monte Cimone è noto per il vento, durante la nostra escursione siamo stati fortunati.
La brezza era presente ma mai intensa ed ha reso ancora più piacevole la permanenza in quota.

Qualche consiglio prima di partire

Pur trattandosi di un’escursione accessibile è sempre bene affrontarla con il giusto equipaggiamento.
Un paio di scarponcini da trekking con una buona suola permette di camminare in sicurezza anche nei tratti più sconnessi. Uno zaino con acqua, qualche snack energetico, frutta secca e un pranzo al sacco è più che sufficiente per affrontare il percorso.

Anche in estate conviene portare con sé una giacca antivento o una felpa leggera. Il clima in quota può cambiare rapidamente e il vento, sul Cimone, è spesso una presenza costante.
Non dovrebbero mancare nemmeno cappellino, crema solare e occhiali da sole, soprattutto nelle giornate più limpide.

Il periodo migliore per questa escursione va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. I sentieri sono generalmente sgombri dalla neve e la fioritura dei prati rende il paesaggio ancora più suggestivo.

Una pausa al Lago della Ninfa

Terminata l’escursione ci siamo concessi una passeggiata nei dintorni del Lago della Ninfa, piccolo specchio d’acqua immerso nel verde vicino al parcheggio e al ristorante.
È il posto ideale per rallentare il ritmo dopo la camminata e respirare ancora un po’ l’atmosfera della montagna prima del rientro a casa.

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Lago della Ninfa

Un’esperienza che va oltre la vetta

Ogni trekking lascia un ricordo diverso e particolare.
Non è soltanto la soddisfazione di raggiungere la cima più alta, né la bellezza dei panorami che si aprono lungo il cammino.
In questo caso è stato l’insieme di tutto. Il fresco che sostituisce l’afa della città, il profumo della resina, i fischi delle marmotte e quel senso di libertà che solo la montagna sa regalare.

Forse è proprio questo il motivo per cui in questi ultimi tempi continuiamo tutti a cercare sentieri e vette.
Non per aggiungere una montagna alla lista ma per ritrovare, almeno per qualche ora, un modo più semplice di vivere fatto di passi lenti, saluti sinceri, aria pulita e panorami capaci di ricordarci quanto sia bello fermarsi ad osservare il mondo dall’alto.

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Alla prossima!

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Laura Bovi
Ho deciso di battezzare il mio piccolo mondo digitale con una combo dei soprannomi 
più simpatici attribuiti alla sottoscritta: uno richiama il nome, l’altro il cognome.
Ecco
chi sono: Laubibs. 
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